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31 dicembre 2005

MESSAGGIO DI FINE ANNO A SITI UNIFICATI 

Messaggio di fine anno, con ricca galleria di foto (cliccando sulla miniatura verrete indirizzati alla foto, grazie all'ospitalità e al supporto tecnico del nostro scoutman che, nonostante le imperdonabili simpatie Sisley, è proprio un bravo ragazzo) dal torneo di Anversa. Nella speranza che il notevole risultato sportivo ottenuto in terra fiamminga - quanti ricordi delle telecronache ciclistiche di Adriano De Zan, che ci diceva ogni volta chi erano i corridori fiamminghi e quali quelli valloni... - sia di buon auspicio per il 2006: un anno che metterà di fronte il Giotto a sfide allo stesso tempo difficili e importanti.

Il rientro della comitiva dal Belgio è stato tranquillo, nonostante i centimetri di neve che hanno imbiancato le piste di decollo sia di Bruxelles che di Monaco e hanno generato qualche timore in più in quegli atleti che soffrono paticolarmente il viaggio aereo.

La soddisfazione per la vittoria nel Flanders Volley Gala è stata davvero tanta, ma ribadiamo per l'ennesima volta che gli obiettivi tecnici del torneo erano essenzialmente altri e sono stati tutti raggiunti, rendendo la trasferta qualcosa di utile e non una semplice gita fuori porta. Alla qualità del gioco e alla consapevolezza dei propri mezzi si è aggiunto - inaspettato, ma ovviamente benvenuto - il primo posto finale. La società ha girato integralmente il montepremi previsto per i vincitori agli undici giocatori (Rodrigo Gil è rimasto in Italia per convolare a nozze e qualcuno ha scehrzato sul fatto che questo era l'unico modo per il brasiliano per ottenere un articolo di mezza pagina sulla Gazzetta...) con una scelta al solito di grande stile, ma che non siamo del tutto convinti venga percepita dagli interessati come tale. Perché, diciamolo chiaramente, noi - da modesti impiegati - fatichiamo assai a capire questa anomalia del mondo sportivo, secondo cui agli atleti tutto è dovuto o quasi: in nessuna realtà lavorativa il "premio di produzione" viene discusso a priori, ma si tratta, eventualmente (molto eventualmente), di un'erogazione liberale dell'imprenditore nei confronti dei dipendenti. Nello sport (non parliamo solo del Sempre Volley, sia chiaro) invece già a metà stagione (se non addirittura prima dell'inizio!) si intavola sempre una trattativa per aggiungere un incentivo di natura monetaria legato agli obiettivi raggiungibili (scudetto, play-off, salvezza) supplementare rispetto a ciò che è già stato stabilito nel contratto. Tuttavia siamo certi al 100% che sino all'ultimo pallone caduto in terra nessun giocatore del Giotto abbia minimamente pensato alla catenina in oro e al pendente con diamantino. Dopo, invece, a nostro avviso si sono un po' sprecate le valutazioni da esperti di estimo e i dubbi sulla destinazione dei tre premi in più (l'organizzazione ne aveva previsti 14)...

Comunque, al solito, il Sempre Volley oltre a ricevere lascia anche sempre qualcosa in terra straniera: dopo il telefonino dello scrivente abbandonato in chissà quale angolo della Grecia, è la volta del cellulare di capitan Massimo Botti e del marsupio - con documenti e occhiali - del fisioterapista Valter Daniele. Babbo Natale abita dalle nostre parti...

Ma ora lasciamo da parte i discorsi strettamente venali (così come l'eco, giuntaci di rimbalzo dall'Italia, di pensieri sulla falsariga della canzone "Vengo anch'io, no tu no": a nessuno che sia venuto in mente, anziché reclamare la propria presenza, che questa poteva essere l'occasione di un viaggio finalmente senza preoccupazioni per Presidente e signora...) e concentriamoci su ciò che ci sta davvero più a cuore.

Ossia sperare che il 2006 si colori per tutti quelli che leggono queste righe di stelle, sogni, speranze, istanti, tramonti e orizzonti.




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01/02 - L'arrivo della squadra all'aereoporto di Bruxelles. I potenti mezzi dell'organizzazione portano i giocatori alla sede del torneo.
03/04/05/06/08 - Il riscaldamento prima della prima partita. I volti sono molto svegli e i muscoli elastici...
07 - Peter Blangé accanto a Gigi Schiavon. In arrivo scarpe col rialzo da parte della Mizuno.
09 - Il fisioterapista Valter Daniele sfoggia, ancora per poco, i suoi amati occhiali.
10 - I due tedeschi Andrae e Pampel sentono vicina l'aria di casa.
11 - Le panchine dietro i rotor pubblicitari: Simone Roscini in castigo. Il secondo arbitro sfodera invece un look alla Toro Seduto.
12/16 - I due palleggiatori: Mikko Esko e Simo Pekka Olli.
13 - Il ds Stefano Santuz compie un sopralluogo presso gli stand gastronomici del Palasport. Pare soddisfatto.
14 - Andrea Garghella si ricorda ancora come si schiaccia.
15 - Matti Hietanen scalda il braccio.
17 - Il traumatico risveglio dello scout Federico Cian. L'elegante pigiamino azzurro è stato scelto con cura da mamma Rosi (si nota a fatica la pallavolistica scritta "time out" sul petto).
18/19 - I brasiliani del Minas non sanno cosa si aspettano...
20/21/22/23/24 - Meritato hot-dog per chi ha lavorato molto...
25 - Valter Daniele, anziché dedicarsi ai giocatori, usa le sue preziose mani su una salamella indigena.
26/29 - Luca Cibin prima spera di entrare in campo, poi decide che è meglio tentare la carriera di modello.
27 - I 4-tifosi-4 per Padova nella semifinale col Kazan. Non garantiamo sul livello alcolico dei soggetti.
28 - Christian Pampel si riposa meritatamente dopo una prestazione eccezionale.
30 - Una stanza d'albergo trasformata in centro multimediale. Roba da far impallidire il CED della Nasa.
31 - Cibin euforico, forse Olli preferirebbe andare a dormire.
32 - Fotografo a bordo campo per controllare la tensione della rete.
33 - Davide Tovo, infortunato, si rende utile.
34 - La tv belga riprende Simone Roscini.
35/36 - Veres e Botti scaldano i motori in vista della finalissima.
37 - Il capitano insegue (metaforicamente...) il primo posto.
38 - Inni nazionali con signorina.
39/40 - Esultanza finale.
41 - Marco Piscopo finge (solo per la foto) di guardare da un'altra parte.
42 - Chi deve rilassare chi?
43 - Gigi Schiavon numero uno.
44 - La pubblicita della Peugeot sullo sfondo.
45 - Spettacolo carioca per i vincitori.
46/48 - Massimo Botti riceve il trofeo come capitano della squadra vincitrice.
47 - Bjorn Andrae votato MVP del Flanders Volley Gala. Il bottiglione di Bacardi sarà immediatamente requisito con ferocia dal dirigente Santuz, creando non pochi malumori, per tenerlo più al sicuro.

49/50/51 - Hanno inizio le danze con le ballerine brasiliane: i giocatori e i dirigenti accettano malvolentieri l'impegno. Luca Cibin riesce quasi a sfuggire all'obiettivo della macchina fotografica per non scatenare le ire della fidanzata.
52 - Foto di gruppo per lo staff. Dove saranno le mani di Andrea Sartorati, Stefano Santuz e Simone Roscini?
53 - Il prof. Schaivon contento per il primo posto. E basta?
54 - La stanza di Mikko Esko. Ordinato e preciso in campo e fuori.
55 - Marco Piscopo mostra orgoglioso muscoli e catenina. Carlo Vettore imita chi vuole apparire a tutti i costi in tv o nelle foto.
56 - Membri dello staff del Giotto provano l'emozione fittizia di finire in tv.
57 - Chiare indicazioni politiche per le elezioni di aprile da Anversa.
58 - Prove per una nuova sede nel centro della cittadina belga.
59 - Carlo Vettore e Andrea Garghella studiano il giro turistico. Ma la cartina è quella di Londra.
60 - Giornali locali celebrano la vittoria del Giotto. Ma "sterk" sarà un complimento???
61 - Gli unici diamanti visti sono quelli della fermata della metropolitana...
62 - La triste fine in aereoporto della bottiglia di Bacardi. Andrae, rientrato in Germania per conto suo, non ci crederà mai.
63 - Un po' di neve in pista (Davide Tovo inizia a pregare).
64 - Simone Roscini, a nome di tutti, saluta e augura di volare verso nuovi successi.

30 dicembre 2005

CANNES AL VENTO: CAMPIONI DEL MONDO! 

Un muro di Andrae ha sancito la vittoria del Giotto Padova nel Flanders Volley Gala, con un secco tre a zero ai danni dei francesi del Cannes.

Finalmente un nuovo trofeo arriva ad arricchire la bacheca del Sempre Volley: il Presidente Sartorati potrà ora affiancare alla Coppa Cev del 1994, il bellissimo trofeo belga consistente in un terrificante San Nicola che non sfigurerebbe affatto in un giardino con Biancaneve e i nanetti.

La finale con i francesi non è stata così bella ed emozionante come la gara con il Kazan, ma ha comunque sancito una vittoria importante per i ragazzi di Padova. Ora c'è solo da augurarsi che tutto ciò si trasformi in benzina per il campionato.

Di ritorno da Anversa metteremo on line una gustosa photo-gallery di questi giorni.

GIOTTO PADOVA - CANNES 3-0 (25-21, 25-21, 31-29)

Giotto: Garghella (L), Hietanen, Olli, Veres 12, Esko 3, Botti 5, Andrae 13, Pampel 22, Piscopo 5. Ne: Tovo e Cibin. All.: Schiavon.
Cannes : Bernier, Schalk (L), Novotny 11, Meneau 6, Ndakimbou 20, Gibert, Berriri, Lemarrec, Barcacysique 4. All.: Tillie.

29 dicembre 2005

PROVA BRILLANTE, IN VISTA IL DIAMANTE 

Ci sono squadre di calcio - l'Inter per dirne una - che, in mancanza d'altro, si bullano della vittoria di coppette, come quella Italia o la Supercoppa Italiana. Figurarsi se non dobbiamo gioire noi dell'accesso in finale in un torneo che vede la partecipazione di squadre che dominano i loro campionati nazionali e che disputano Champions League e Top Teams Cup.

Il punto è che il Giotto, dopo aver superato i brasiliani del Minas, ha compiuto un autentico capolavoro in serata contro la Dinamo Kazan. Sotto per due a zero, i patavini hanno continuato a giocare bene sino ad invertire completamente il risultato in un tie-break infuocato. Prova maiuscola di Cristian Pampel, ma l'intero match è stato di assoluto livello. Se la partecipazione a questo torneo doveva avere un senso, dopo oggi possiamo tranquillamente dire che la trasferta non è stata affatto sprecata. Alla faccia di chi ci crede qui solo a sbafare una vacanza all-inclusive...

Oscar della serata a quattro-tifosi-quattro indigeni, che, evidentemente brilli, suonavano la carica per i nostri, dopo un'ode alla bontà degli spaghetti, intonando un imbarazzantissimo "Nel blu dipinto di blu". Audio qui.

In attesa della finale di domani, contro il Cannes (presente ad Anversa con un allenatore e dodici giocatori: e che offrivano tutto gli organizzatori...), vi salutiamo e ci scusiamo per il titolo, giustificabile solo con la stanchezza e l'ora assai tarda.

GIOTTO PADOVA - DINAMO KAZAN 3-2 (21-25, 23-25, 25-17, 25-20, 16-14)
GIOTTO: Garghella (L), Hietanen, Olli, Veres 18, Esko 2, Botti 16, Andrae 12, Pampel 27, Piscopo 11. Ne: Tovo e Cibin. All.: Schiavon.
KAZAN: Kleber 11, Gorbachev, Bogomolov 12, Rafael, Shpilev 16, Bovduy 14, Afinogenov 3, Choulepov 1, Kobrin (L), Olikhver 9. All.: Sidelnikov.

28 dicembre 2005

LA BRUTTA ADDORMENTATA SI E' SVEGLIATA 

Post di metà torneo da Anversa. E subito un doveroso ringraziamento per la mitica Rosi (mamma - con tutta la nostra solidarietà del caso - dello scout Federico Cian, che spera con questo ringraziamento pubblico di lavare almeno in parte la terribile onta di essersi dimenticato del compleanno della madre) che, grazie all'acquisto di un provvidenziale adattatore, sta permettendo a tutta la squadra di attaccare le spine alle prese di queste parti. Subito ciò che interessa: il Giotto Padova, dopo una brutta prima giornata, si riscatta nella gara di ripescaggio di oggi appena conclusa, battendo due a uno i brasiliani del Minas e conquistando così l'accesso alle semifinali del Flanders Volley Gala.

Dopo le fatiche del derby di campionato e la successiva sveglia alle tre di mattina (per quanto il successivo rendimento in campo faccia pensare che più di qualcuno sia rimasto ancora parecchie ore tra le braccia di Orfeo), la comitiva del Sempre Volley è giunta ieri nella ridente cittadina belga (con scalo in un'imbiancata Monaco) per disputare il girone eliminatorio del torneo con Ortec Rotterdam e Dinamo Kazan.

Molto bella l'atmosfera nel piccolo ma pieno palasport di; il pubblico si dimostra, almeno per cultura sportiva, di chiara estrazione nordica: applausi per tutte le squadre, battimani ritmato in tutti i set-point e massima attenzione durante le fasi di gioco. Particolare successo ha riscosso l'atteggiamento di coach Luigi Schiavon: le sue mosse teatrali e il suo linguaggio colorito hanno conquistato le compassate famigliole della tribuna. Certo avremmo fatto volentieri a meno di ascoltare quel "bella commedia italiana!" che ci ha fatto venire in mente solamente il classico stereotipo del connazionale all'estero: probabilmente qualcuno ci aspettava anche con i baffi neri, la pizza e il mandolino...

Il rendimento in campo nelle prime due partite ha offerto poche note liete (Simone Roscini, calato nella dimensione internazionale dell'appuntamento, ci ha domandato la traduzione inglese di "schif"), anche se la pesantezza del viaggio è qualcosa in più di una semplice scusa. Prova ne è un primo set contro gli olandesi assolutamente dignitoso e un successivo scadimento della qualità, all'esaurirsi delle energie residue. E' così arrivato quasi inevitabilmente un ultimo posto, però praticamente ininfluente nel proseguio del torneo.

La vittoria di oggi, nella gara sicuramente più bella e combattuta di quelle viste sinora, proietta il Giotto tra le magnifiche quattro del torneo e mantiene viva la possibilità di aggiudicarsi il prezioso primo premio in diamanti (ricettatori e loschi trafficanti possono già contattarci per un eventuale affare). L'importanza della vittoria consiste comunque soprattutto nella possibilità di ottenere nuovi buoni pasto in attesa della successiva partita: gli stand - simil Festa dell'Unità - offrono hot dog, panini con le salse più improbabili e birra a fiumi. Ah, quanto ci piace la vita da atleti... Alle 20 e 30 si disputerà la semifinale, ancora contro i russi della Dinamo Kazan.

Al di là dei risultati, comunque, il torneo è occasione sia per effettuare esperimenti tattici sia per mettere in mostra eventuali talenti. Qualcuno magari bara sui numeri: il Kazan, per esempio, ci presenta Olikver come splendido 23enne, mentre i brasiliani del Minas accreditano un opposto di tre metri e ottanta di salto, ma forse riferendosi a quello in lungo...

Stritolati dalla concorrenza di Andrea garghella e del suo contro-blog, dobbiamo scervellarci per offrire sempre un servizio in più ai nostri lettori. In attesa delle foto del viaggio, puntiamo sul tecnico e vi diamo in esclusiva i tabellini del nostro scout Federico Cian (magari qualcuno potrebbe prendersi la briga di confrontarli con quelli ufficiali e dargli un voto!) delle gare del Sempre Volley.

GIOTTO PADOVA - ORTEC ROTTERDAM 1-2 (25-23, 21-25, 20-25)

Giotto: Garghella (L), Hietanen 5, Olli 1, Veres 11, Esko, Botti 3, Andrae 11, Pampel 7, Piscopo 11. Ne Tovo e Cibin. All: Schiavon.
Ortec: Van der Wel 2, Cristina 7, Raedemaker (L), Klok 3, Hooi 7, Van den Loo 13, Van Gendt 3, Olieman 16. All: Blangè.

GIOTTO PADOVA - DINAMO KAZAN 1-2 (20-25, 17-25, 25-23)

Giotto: Garghella (L), Hietanen 13, Olli 3, Veres 4, Esko, Botti, Andrae 14, Tovo 3, Piscopo 6. Ne Pampel e Cibin. All: Schiavon.
Dinamo: Kleber 9, Afinogenov 10, Bogomolov 8, Bovduy 6, Kobbrin (L), Choulepov 5, Rafael 1, Shpilev 8, Babichev, Gorbachev 1. All: Sidelnikov.

GIOTTO PADOVA - MINAS 2-1 (25-23, 16-25, 15-12)

Giotto: Garghella (L), Hietanen, Olli, Veres 6, Esko 1, Botti 3, Andrae 11, Pampel 10, Piscopo 5. Ne Tovo e Cibin. All: Schiavon.
Minas: Serginho (L), Dentinho 9, Jardel 7, Leandro 12, Samuel 11, Marlon, Rogeiro 6. All: Uriarte.

26 dicembre 2005

PUBBLICO OTTAVO UOMO. E GLI ALTRI SETTE? 

Dimenticare la parola Natale dal calendario di chiunque abbia a che fare attivamente col mondo della pallavolo: questa la parola d'ordine che con tutta probabilità scaturirà dagli organizzatori della Lega Pallavolo dopo aver osservato la riuscita in termini di pubblico (tutto esaurito a Padova, Modena e Trento!) della giornata di campionato il 26 dicembre. Certo, qualche squadrà dovrà sopportare, come Latina quest'anno, il peso di un cenone in Autogrill (per quanto male si mangi in alcune case crediamo difficilmente che un Camogli possa sostituire il calore del focolare domestico...), ma ormai non è nemmeno più il caso di dilungarsi banalmente sull'influenza dei media e delle motivazioni commerciali a danno del buon senso: questo è il sistema in cui tutti siamo dentro.

Partiamo proprio dal pubblico. L'aver visto, già un paio d'ore prima del fischio d'inizio, gli spalti del PalaBernhardsson iniziare a riempirsi ci aveva fatto intuire una buona affluenza di pubblico, ma in tutta sincerità credevamo si trattasse soprattutto degli invitati giunti da tutto il mondo al matrimonio cosmopolita del nostro Rodrigo Gil con la campionessa australiana di basket Penny Taylor. E invece in tanti hanno disertato gli obblighi familiari (ogni scusa è buona per sfangare la noiosissima visita di un cugino di terzo grado) o il classico appuntamento al cinema per dedicarsi ad un pomeriggio pallavolistico. Certo l'appeal degli avversari, la Sisley Treviso pluri-campione d'Italia, ha giocato un ruolo fondamentale, ma siamo certi che in ogni caso si sarebbero viste più persone che nelle altre domeniche di campionato. Il rammarico più grande è proprio quello di non aver offerto ai tanti presenti uno spettacolo all'altezza, ma ci auguriamo che il credito di affetto non si sia esaurito qui.

Il tre a zero con cui Treviso si è sbarazzato del Giotto Padova non lascia spazio a troppe interpretazioni: la Sisley ha dominato in lungo e in largo, dimostrando ampiamente perché si trova lassù in cima alla classifica. Il divario tecnico da solo non giustifica però una prestazione oggettivamente così sotto tono dei nostri: probabilmente anche se qualche cosa avesse girato per il verso giusto, il risultato non sarebbe cambiato, ma il giudizio complessivo sul match sì. Mikko Esko anche oggi è incappato in ampi momenti di scarsa lucidità - diciamo che ultimamente la curva del suo rendimento non è certo ai massimi livelli - e a ciò si è aggiunta la scarsa vena degli attaccanti in zona quattro. Il Giotto per essere competitivo deve partire da questi presupposti: mancando questi, si può anche sopravvivere alla meno peggio di fronte a squadre di media e bassa caratura, non certo quando dall'altra parte della rete c'è quasi tutta la nazionale italiana con in più un marziano di nome Gustavo al centro.

In definitiva non vorremmo che l'innegabile forza dell'avversario giocasse come un alibi a priori per i nostri ragazzi: a nostro avviso oggi si è giocato al di sotto della soglia minima di sufficienza, indipendentemente dal nome degli sfidanti. Sicuramente, comunque, meglio una giornata storta contro Papi e Cisolla che a Santa Croce. Il divario era sì nettissimo, ma non tanto come quello che immaginava una nostra vicina di panchina, che, non essendosi accorta che il tabellone del punteggio era bloccato da parecchi minuti, ci sussurrava candidamente che era incredibile come non riuscissimo a sbloccarci da quota sei...



Fortunatamente le note liete arrivano dagli altri campi, diversamente da quanto accaduto la scorsa settimana quando l'effetto della vittoria di Cagliari è stato notevolmente affievolito - rendendolo quasi un risultato di mera sopravvivenza - dai colpi delle altre squadre di bassa classifica: hanno perso tutte le dirette concorrenti per la salvezza. Si chiude quindi un girone di andata estremamente complicato, ma con la squadra ancora in lotta, quando in molti la vedevano poche settimane fa già spacciata. Certo, la classifica dice che non saranno perdonati troppi passi falsi, ma i segnali visti contro Bre Banca Lannutti e Tiscali devono essere quelli su cui porre le basi per la rincorsa.

Tra qualche ora la comitiva Sempre Volley parte alla volta di Anversa (partenza ore 4 dal Palasport: molti giocatori nemmeno pensavano che questo orario esistesse pure di mattina...) per un prestigioso torneo internazionale. Gigi Schiavon ha voluto fortemente la partecipazione a questo appuntamento per permettere alla squadra di testarsi ad alto livello senza l'assillo del risultato a tutti i costi. Il Flanders Volley Gala 2005 sarà anche l'occasione per qualche esperimento di carattere tecnico, di cui ovviamente, se sarà possibile, vi daremo conto.

Partenza già domani con due match: alle 16 e 30 il Giotto affronterà gli olandesi dell'Ortec Nesselande, mentre quattro ore dopo, freschi come delle rose, sarà la volta dei russi della Dinamo Kazan.

24 dicembre 2005

IL DERBY SOTTO L'ALBERO 

Sotto l'albero di Natale il Giotto Padova ha già trovato un bel regalo, ossia la qualificazione piuttosto fortuita ai quarti di coppa Cev (contro il Numancia de Soria). In più negli ultimi tempi ha ritrovato allegria, voglia di giocare e di crederci: magari non basterà, ma almeno nulla potrà essere rimproverato o oggetto di rimpianti.



Ma l'uomo col vestito rosso di Rovaniemi potrebbe non aver finito le sue visite dalle parti della sede di viale Nereo Rocco: le imminenti festività natalizie portano infatti in quel di Padova addirittura la Sisley Treviso, in quella che è senza alcun dubbio la sfida più attesa e sentita dai tifosi patavini. Difficile, se non quasi impossibile, immaginare la terza vittoria consecutiva in un derby di campionato per il Sempre Volley, ma già chiudere il girone di andata con una bella prestazione contro i campioni d'Italia sarebbe un buon trampolino di lancio per affrontare a tutto gas il girone di ritorno.

Sotto l'albero ha trovato un bel regalo anche Luca Cantagalli, assolto - crediamo giustamente - da ogni accusa di doping e quindi riammesso immediatamente all'attività agonistica (eppure pensiamo che coach Zanini paradossalmente avrà ora qualche grattacapo di formazione in più). Ciò che invece fatichiamo a comprendere - i nostri lettori avranno ormai capito che facciamo di questo un cavallo di battaglia - è perché in Italia un sistema di regole (ovviamente con annesso un preciso sistema sanzionatorio: quante volte al liceo l'insegnante di filosofia ci ripeteva la lezione di Cesare Beccaria e del suo sempre attuale "Dei delitti e delle pene"...) chiaro e noto a priori possa essere tranquillamente calpestato e rovesciato come un calzino. Di ritorno da Linate abbiamo fatto una gran fatica a spiegare ad un incredulo Mikko Esko il concetto di "tarallucci e vino" (la perifrasi "taralluccinen e vinen" pare non esistere nell'idioma suomi): alla fine l'alzatore finnico ha detto che nel nostro Paese si riesce a sistemare sempre tutto. E poi ci chiediamo perché all'estero si ride di noi...

Comunque Natale è alle porte e, come ci diceva suor Elisabetta all'asilo, bisogna essere tutti più buoni. Francamente noi faremmo gli stessi identici auguri e pensieri in qualsiasi periodo dell'anno (mai nessuno che a fine aprile auguri agli altri di passare un maggio sereno e gioiso, bah...), ma cogliamo l'occasione "canonica" per mandare un sentito grazie a tutti quelli che ci sono vicini, da tantissimo o da poco tempo, in questa avvincente avventura pallavolistica. E un caloroso abbraccio soprattutto a quelli che si fermano un attimo su queste pagine e ci vedono dietro, oltre a del semplice tifo, anche tanta tanta tanta anima. Ecco, un pezzetto di quell'anima è anche vostro: auguri.

22 dicembre 2005

TUTTO CALCOLATO 

Non poteva esserci esordio eureopeo più complicato in veste di capo-delegazione di quello di Salonicco: quando ci siamo ritrovati nel cuore della notte chiusi in uno stanzino - unici italiani in un ufficio pieno zeppo di greci che fumavano e smadonnavano con eguale intensità in attesa di sapere chi avesse passato il turno - ci siamo un po' pentiti di esserci domandati, in uno dei tanti trasferimenti fra l'hotel e il palasport, cosa avremmo mai scritto sul blog di una trasferta sino a quel momento priva di emozioni e tanto ordinaria.

Il Giotto Padova conquista la qualificazione ai quarti di finale di coppa Cev in una maniera rocambolesca e, bisogna ammetterlo, piuttosto infelice: risulta infatti difficile gioire per una pesante sconfitta per tre a zero, oltretutto piuttosto veritiera nella sua perentorietà. Il Paok ha giocato per vincere e per conquistare la qualificazione sin dai primissimi palloni, mentre i nostri hanno invece prevedibilmente pagato il calo di tensione dopo l'importantissima vittoria-salvezza di campionato a Cagliari. Per quanto nessuno in società avesse caricato la trasferta sarda di significati apocalittici, era piuttosto naturale attendersi un abbassamento della guardia dopo essere arrivati al top delle energie mentali e fisiche in quell'occasione.



Ciò non significa giustificare un atteggiamento rinunciatario nei confronti della competizione europea, tra l'altro a quanto pare di scarso appeal anche per il pubblico, ma bisogna considerare che i nostri ragazzi sono in giro per aereoporti praticamente da sabato scorso e hanno visto la palestra solo per delle semplici sgambate di rifinitura e di smaltimento della fatica. Tuttavia non si può negare che abbiano affrontato il viaggio alla volta del mare Egeo con la grinta e la prontezza di riflessi necessaria per questi appuntamenti...



Il tre a zero dei greci sul Giotto è frutto, oltre che di una giornata tecnicamente infelice, anche delle difficoltà di adattamento ai palloni Mikasa e di un arbitraggio a dir poco vergognoso: passino i guardalinee casalinghi - una triste e radicata consuetudine a certe latitudini - ma è molto meno accettabile che degli arbitri internazionali rinuncino completamente al proprio ruolo super-partes e si facciano completamente coinvolgere da un certo tipo di pressione. E per fortuna che si diceva che, stante la rivalità fra i due Stati, la designazione della coppia di fischietti turchi era favorevole. Chi ci conosce, solitamente ci attribuisce (a ragione) tanti difetti, ma non quello della scarsa obiettività a favore della ragion di casa e quindi crediamo di non esagerare affermando che cinque o sei decisioni nette sono state clamorosamente invertite a nostro sfavore: la prestazione del Sempre Volley rimane comunque mediocre, ma quando si ragiona sul filo di lana dei singoli punti....



Le vere emozioni sono tuttavia arrivate dal dopo-partita. Già nella riunione tecnica del martedì sera avevamo preteso chiarimenti circa il criterio per definire il passaggio del turno e questa richiesta si è poi rivelata fondamentale per difendere con competenza le nostre ragioni. Una volta rientrati in albergo, dopo aver compiuto complicatissime equazioni, avevamo comunicato ai nostri commensali (staff tecnico e atleti) le nostre preziose conclusioni logico-matematiche, affermando che in caso di parziali combattuti sarebbe senza dubbio convenuto perdere tre a zero anziché prolungare la partita di un altro set. Qualcuno ci ha ascoltato non capendo assolutamente nulla; alcuni hanno fintamente annuito con la testa; altri ci hanno preso per pazzi (dobbiamo dare merito al solo scout Federico Cian di averci seguito ciecamente nelle nostre elucubrazioni). E invece avevamo semplicemente ragione. Si può discutere all'infinito sull'assurda ratio di questa norma e anche sull'inefficienza comunicativa di Cev (sul sito ufficiale, sotto la voce regolamenti, campeggia ancora il vecchio criterio del quoziente set) e Federazione Italiana (possibile che per tutta la giornata di mercoledì, prima della gara, nessuno si sia assunto la responabilità di una definitiva risposta chiarificatrice?), ma le regole esistono per essere rispettate e, soprattutto, sono uguali per tutti.

Durante la partita noi, col nostro bel foglietto, tenevamo conto dell'andamento dei punti (alla fine il percorso è stato più simile a quello di una gara di basket, col punteggio continuamente a crescere) e al raggiungimento del ventunesimo punto del terzo set - una bella schiacciata in diagonale di Hietanen - abbiamo timidamente riferito alla panchina che secondo noi la qualificazione era cosa fatta. A patto di perdere il set... Perché a quel punto - paradossalmente all'ennesima potenza - ad entrambe le formazioni conveniva perdere quel parziale: al Paok per cercare in un successivo set di colmare lo svantaggio complessivo, al Giotto per non rischiare di offrie una nuova opportunità di recupero. La razionalità pura avrebbe quindi voluto che si assistesse ad una serie infinita di errori in battuta. I ragazzi in campo però, per fortuna, sono uomini di sport e hanno giocato fino alla fine senza preoccuparsi troppo della matematica. Oppure, più realisticamente, nessuno aveva capito nulla.

Le ore successive ci hanno visti nella frenetica attesa - nel succitato stanzino, fra sigarette e bestemmie - di un verdetto definitivo da parte della Confederazone Internazionale. Dobbiamo ammettere che il delegato tecnico di campo, un ex arbitro ellenico, ci ha subito detto sottovoce che secondo lui avevamo ragione e per questo ha anche subito qualche critica da parte della dirigenza Paok per non aver difeso l'interesse nazionale. Di contro abbiamo preteso che si parlasse almeno un po' d'inglese e che ci fosse detto con chiarezza chi telefonava a chi, perché ogni tanto vedevamo un paio di persone chiudersi a riccio e parlare in una maniera che francamente ci pareva un po' losca. Insomma, non ci era così lontano il ricordo del dirigente del Venezia preso con la valigietta di soldi in mano... Paura non ne abbiamo avuto, ma saremmo stati pronti anche ad immolarci per la causa in un'eventuale rissa (magari facendoci scusa con il buon Cian - ultimo arrivato della famiglia Sempre Volley: qualche episodio di sano nonnismo non guasta in questi frangenti - e ricorrendo alla vecchia scusa infantile dell'impicchiabilità perché "porta gli occhiali"). Una volta giunta la tanto attesa notizia, i greci si sono subito calmati (a nostro parere sapevano già tutto, anche perché al nostro ventunesimo punto dalle loro parti è calato un gelo incredibile): delusi e comprensibilmente freddini, ci hanno congedato comunque con un formale "good luck".

Noi ribadiamo che nel complesso il Paok avrebbe meritato il passaggio del turno e che nel complesso loro possono essere considerati i vincitori morali del doppio incontro, ma non si può certo negare una certa soddisfazione per la prosecuzione dell'avventura europea. Permetteteci poi un po' di soddisfazione personale: siamo riusciti ad imbarcare senza problemi gli atleti, li abbiamo fatti mangiare e bere, abbiamo trasmesso con puntualità tutti gli aggiornamenti in Italia e alla fine li abbiamo anche fatti qualificare. Insomma, siamo moderatamente soddisfatti di noi e speriamo che qualcuno si sia accorto che si può fare affidamento su quel tipo che ogni tanto scrive minchiate su Internet, indipendentemente dal cognome che porta. Cosa si può pretendere di più dalla vita? Nulla. O forse un telefonino nuovo fiammante, come quello dimenticato in terra ellenica in chissà quale spostamento...

21 dicembre 2005

IN DIRETTA DA SALONICCO 

PAOK SALONICCO vs GIOTTO PADOVA 3-0
(25-17, 25-22, 25-21; totale: 75-60)
andata: 1-3 (10-25, 25-22, 24-26, 23-25; totale: 82-98)

Un, due, tre... prova, prova, prova... Sembra che tutto funzioni per il meglio: accanto allo scoutman Federico Cian e col pc di Luca Cibin (ormai nostro fornitore di hardware ufficiale), siamo due puntini blu - la tuta Somec fa la sua porca figura anche in Grecia - nell'immenso palasport di Salonicco. Purtroppo i mezzi tecnologici sono quel che sono e sara' un miracolo riuscire a collegarsi al massimo ad ogni fine set.


Le squadre stanno facendo ora il riscaldamento. Passando dalle parti della panchina qualche minuto fa per portare il computer delle statistiche a Simone Roscini abbiamo avuto modo di carpire la formazione iniziale del Giotto da coach Schiavon: Esko - Pampel, Botti - Piscopo, Veres - Andrae, Garghella (L). La Cev conferma l'assurda e paradossale regola che prevede il passaggio del turno alla squadra col migliore quoziente punti, indipendentemente dal numero di set vinti.

La gara sta per iniziare e gli ufficiali di campo reclamano un dirigente per il riconoscimento. Stay tuned!

Dovremmo esser passati per un punto, ma e' la morte del volley!

19 dicembre 2005

TITOLONI PER IL GIOTTO PADOVA 

Sarebbe un vero peccato dover attendere il ritorno a Padova per raccontare la vittoria del Giotto in terra sarda e così ci ritroviamo, nel cuore della notte cagliaritana e grazie al pc portatile di Luca Cibin, a scrivere per la prima volta direttamente dall'albergo che ha ospitato con esiti favorevoli la truppa bianconera.

Il tre a uno inflitto alla Tiscali Cagliari riapre definitivamente i giochi salvezza per il Sempre Volley, che fra l'altro abbandona finalmente anche l'ultimo posto in classifica. Non era facile giocare con addosso la pressione - seppure tutti in settimana avessero cercato di non caricare di eccessiva tensione il match di campinoato - di una sorta di ultima spiaggia (e non parliamo certo del Poetto), eppure per quasi tutta la gara è stata Padova a giocare con maggiore tranquillità e costringere i sardi a rincorrere di continuo e giocare con le spalle al muro.

Che la trasferta fosse ricca di insidie lo aveva già dimostrato il fortissimo maestrale che aveva accolto la truppa di Gigi Schiavon sin dalle altezze del cielo sopra Cagliari: un improvviso, seppur brevissimo, vuoto d'aria aveva fatto scorrere davanti agli occhi dei più il film con i momenti più importanti della propria vita (nel nostro caso sono andati in onda solo dei filmati pubblicitari), mentre Davide Tovo - rassicurato dalla presenza, come vicina di posto, di una signora che snocciolava il rosario - lasciava sui comodi sedili dell'Alitalia le unghie e un'impronta indelebile delle mani.

Poche ore dopo avremmo capito che tutto questo era poca cosa rispetto alle emozioni del PalaRockfeller, dove tra l'altro il simpaticissimo e pittoresco custode faceva scoppiare tre petardi che, invece di sveglare i ragazzi di casa, come nelle intenzioni, li stordiva. Il Sempre Volley è partito fortissimo con un primo set ai limiti della perfezione, ma, come contro i greci del Paok, ha pagato a carissimo prezzo un'amnesia collettiva nel secondo parziale. Sull'uno a uno è stata battaglia vera, giocata sempre punto a punto. E qui son saliti in cattedra Peter Veres (devastante al servizio, forse anche perché per la seconda volta consecutiva, sfidando qualsiasi legge della statistica, avrebbe vinto - se avesse partecipato - il ricco montepremi della riffa che viene effettuata ogni volta in aereoporto per il felice possessore della prima valigia sputata fuori dal nastro trasportatore) e Bjorne Andrae, senza considerare il jolly pescato dal coach con la felicissima scelta di buttare nella mischia Matti Hietanen al posto di un Christian Pampel comunque autore, come tutti, di una gara dignitosa. A noi preme sottolineare comunque il carattere collettivo dimostrato dai ragazzi: anche quelli che magari sinora non hanno attraversato un periodo particolarmente felice dal punto di vista tecnico o quelli che vedono poco il campo si sono prodigati in consigli e incitamenti dal primo all'ultimo pallone.

In tanti si domanderanno il motivo di questa improvvisa trasformazione del Giotto (terza vittoria negli ultimi quattro incontri). Dando per scontato che nessun allenatore ha la bacchetta magica per cambiare volto ad un gruppo in poche settimane, siamo in grado di svelarvi il segreto: sono sicuramente le tagliatelle di Nonna Pina, almeno a stare ascoltare la terribile nenia con cui la dottoressa ha deliziato i presenti in pullmann.

Ora la squadra è attesa dal ritorno di coppa Cev a Salonicco (dove lo scrivente sarà tra l'altro capo-delegazione, sempre con la foto in bella vista di San Pulcione, protettore dei team manager) e poi dal derby di Santo Stefano contro la Sisley Treviso. Giusto per santificare le feste, e visto che il calendario di quest'anno è così povero di appuntamenti agonistici, è stato deciso di partecipare ad un prestigioso torneo internazionale - per quanto l'invito giunto ad una sola settimana dall'inizio ci fa pensare al più classico dei ruoli da tappabuchi - in quel di Anversa.

Chiudiamo - non senza dirvi che è appena entrato in camera Marco Piscopo, segnalandoci la presenza delle meglio ...ighe (???) in un locale del centro di Cagliari - segnalando ai nostri lettori che in occasione della trasferta in terra ellenica, per i tifosi del Sempre Volley sarà possibile seguire gli aggiornamenti della gara contro i greci del Paok, collegamenti telematici permettendo (i famosi fili che, secondo Carlo Vettore, ci impedirono di fare un collegamento radio da Palma di Mallorca...), direttamente da "Visto dalla panchina": un'esclusiva assoluta e senza necessità di comprare la tessera del digitale terrestre.

15 dicembre 2005

INDOVINA CHI VIENE A CENA 

Permetteteci un minimo di noiosa autoreferenzialità (tra l'altro il 3 dicembre il secondo compleanno di "Visto dalla panchina" è passato imperdonabilmente sotto silenzio: fossimo il Presidente del Consiglio, diremmo che si tratta del consueto complotto mediatico ai nostri danni, invece - com'è normale che sia - nessuno, noi compresi, se ne è ricordato...): la cena di Natale del Sempre Volley ha sempre rappresentato un momento importante nella vita di questo blog.

Nel 2003 il finto-scoop, con tanto di foto ricercatissima dai feticisti, della cattura di Leonardo Morsut da parte dell'esercito statunitense segnava i primi tentativi di un blogger alle prime armi di raccontare in forma ironica le vicende, sportive e non, che ruotano attorno alla squadra. Nel 2004 il racconto della serata al Mandrillo di Rubano generò, seppur involontariamente, qualche compensibile mal di pancia a chi si era tanto adoperato per la riuscita di quella - invero infelice - cena: ancora oggi ci chiediamo se la tifosa Maria Rosa Zanon, autrice allora di un'infuocata lettera di proteste alla sede della società contro il nostro racconto (chissà perché poi non scrisse direttamente a noi...), continua a seguire queste pagine e se, dato il cognome inequivocabilmente veneto, frequenti regolarmente il PalaBernhardsson.

Il ritrovo di quest'anno si è svolto nel ristorante dell'Hotel Campanile di Padova, scelta alla fine ritenuta più consona rispetto all'opzione low-cost della Coca e della Rustichella in piedi all'area di servizio di San Pelagio. E, visti i risultati, scelta azzeccatissima: il recupero di un'atmosfera intima e raccolta e un programma filato via liscio senza intoppi hano reso questo appuntamento ciò che dev'essere, ossia un ritrovo fra amici accomunati dalla medesima passione.


Chi temeva un estenuante discorso presidenziale alla stregua di quelli del collega cubano Fidel Castro - tra l'altro le analogie, dal look barbuto all'interminabilità del periodo di reggenza, non si contano ormai più - è andato deluso (e pensare che Davide Tovo, stufo di sentire la solita solfa dai tempi delle giovanili, aveva individuato in questo momento l'opportunità di capire finalmente, coadiuvato da Marco Piscopo, le regole del Sudoku: alla fine, però, uno diceva di unire i puntini numerati, l'altro di annerire gli spazi...): il lider maximo del Sempre Volley si è limitato a qualche parola di circostanza - i ringraziamenti agli sponsor e gli auguri - e poi ha ceduto la parola agli ospiti istituzionali (l'assessore Sinigaglia) e all'allenatore Schiavon.

Il menù ha superato il temutissimo giudizio del team manager Sandro Camporese: per gli amanti del genere (e gli invidiosi) segnaliamo polenta e soppressa, risotto al radicchio, pasta e fagioli, faraona peverada e il classico pandoro con crema al tiramisù. Alla cena erano presenti quasi tutti (imperdonabili le sole assenze di Samuela e Mario): c'era pure il giovane e dinamico Carlo Vettore, per quanto qualche lingua biforcuta avesse scommesso che avrebbe disertato in favore della cena del Rpa Perugia Volley.

La parte folkloristica della serata non ha visto inaspettate comparsate in sala di Babbo Natale o della renna-mascotte: pensavamo fosse stato ingaggiato Robert De Niro (o al limite di Filippo Strenghetto che, come l'Anthony Perkins di "Psycho", dopo l'interpretazione dell'anno scorso non è stato più in grado di staccarsi dal personaggio) e invece si è optato per la sobrietà di un brindisi semplice e senza tanti fronzoli. La cosa che ci è piaciuta di più - e che senza dubbio ha suscitato l'apprezzamento massimo di molti presenti - è stata la scelta, di cui credo vada dato merito soprattutto al lavoro dietro le quinte del responsabile marketing Marco Barbagelata, di omaggiare tutti i partecipanti con un biglietto che consente l'ingresso presso la Cappella degli Scrovegni. Forse non tutti lo useranno o non capiranno fino in fondo la sensibilità culturale che c'è dietro un gesto simile, ma di sicuro meglio così che riempirsi la casa di qualche inutile gadget da rifilare al primo parente o amico in visita. Tra l'antro è notizia fresca che l'abbinamento Giotto - Paodva Città d'Arte ha ricevuto una nomination nel mondo delle sponsorizzazioni in una sorta di Oscar della comunicazione pubblicitaria: una bella soddisfazione per chi crede in questo matrimonio fra mondo della cultura e mondo dello sport.

Il reportage fotografico qui allegato, per quanto parziale (ma vedremo di aggiungere un altro paio di scatti a breve) dimostra l'eleganza dei giocatori: la foto di Piscopo è già stata, per esempio, acquistata dai produttori di Photoshop come campione da utilizzare per calibrare i colori dei monitor. Il capitano Botti, giustamente, osserva perplesso.


Sempre attenti a ciò che accade nel mondo dei media, chiudiamo con una segnalazione. Ci dicono che i giornalisti doc non si tirano mai indietro di fronte ad una marchetta: come poterlo fare, poi, quando si ha di fronte la creazione di un amico? Da una brillante idea (per quanto la madre ritenga che la migliore sarebbe stata quella di concludere il corso di laurea) di un giovane virgulto del giornalismo locale - chi lo conosce, individuerà presto la sua identità dai frequenti errori (di battitura secondo lui, di grammatica per i detrattori) - sta pian piano prendendo forma l'idea di un portale tutto dedicato al volley padovano, dalle realtà di vertice Giotto e Megius sino alle terze divisioni, passando anche per le news istituzionali della Federazione. Da sinceri amanti del pluralismo, non può che farci piacere l'aggiungersi di un'altra voce per raccontrare le diverse realtà del mondo pallavolistico locale. Per ora la grafica del progetto è ancora molto spartana, tanto da suscitare la grezza ironia di chi ha potuto vederlo in anteprima attraverso la trasformazione dell'indirizzo in www.volleypadovano.org(asm). Ancora ne stiamo a parlare? Correte qui a visitarlo!

14 dicembre 2005

3-1: GRECI KAPPAOK 


Parentesi europea di fronte a pochi intimi per il Giotto Padova, impegnato al PalaBernhardsson contro i greci del Paok Salonicco nella gara di andata degli ottavi di finale di coppa Cev. Come sempre in questi casi, la severità del regolamento europeo costringe il palettaro ad abbandonare il consueto posto in panchina e a seguire la partita dai posti riservati alla stampa: il misero risultato della serata in compagnia delle penne più brillanti della città sarà quello di non trovare un gioco di parole migliore di quello (ignobile) riportato nel titolo di questo post.



Troppo bello (e troppo facile) per essere vero il primo set: Botti mura, Piscopo colleziona aces e si assiste pure a qualche recupero in difesa della squadra. Già si auspica di ritornare a casa dopo un'oretta scarsa e iniziano a circolare le prime battute sulla pochezza di una squadra composta da Orfanos (ah, i latini e il loro nomen omen, ossia il destino di una persona già scritto nel suo nome...) & c. Miracolo? Improvvisa trasformazione degli uomini con la maglia stellata? No, semplicemente i greci iniziano a giocare veramente solo a partire dal secondo parziale, probabilmente spronati da una memorabile sfuriata in panchina del loro pittoresco presidente (non ci vengano ancora a parlare del vulcanico Sartorati), tra l'altro fine conoscitore dei più raffinati idiomi della lingua dantesca: il suo "cornuto" indirizzato al guardalinee con perfetta pronuncia italiana è stata una scena davvero memorabile.

Da lì in poi la gara si è incanalata in un crescendo di obbrobri tecnici e di contenuti poverissimi. Il Paok ha meritatamente conquistato il secondo set e ha dato parecchio filo da torcere ai patavini anche nel terzo e nel quarto parziale. Fortunatamente il maggior tasso tecnico complessivo dei nostri ha permesso di portare a casa un rassicurante 3-1 (il grande divario di punti del primo set dovrebbe rendere sufficiente la conquista di un solo set in quel di Tessalonica fra una settimana), ma, oltre al risultato, sono gran poche le cose di cui rallegrarsi: l'atteggiamento di un Piscopo mai domo e forse null'altro.

Di sicuro questa sfida europea è caduta in un momento di calendario molto delicato per Padova (sarebbe stato sciocco concentrare le risorse settimanali su questo appuntamento), tuttavia conviene guardare altrove per cercare segnali incoraggianti in vista della sfida in Sardegna alla Tiscali Cagliari.

Un intermezzo piacevole, anche per stemperare l'eventuale tensione in vista dell'insidiosa trasferta, sarà rappresentato dalla tradizionale cena societaria natalizia di domani e di cui vi parleremo a breve. Tutto ciò ci ricorda che pure quest'anno - puntuale come sempre, assieme al film di Boldi & De Sica e al libro di Bruno Vespa (anche da questi dettagli si vede il grado di civiltà di un Paese) - è arrivato il Natale. Tempo di regali, certo, ma questo Giotto Padova non può più permettersi di fare la gioia delle altre squadre.

12 dicembre 2005

UN SET, POI CIMONE INVALICABILE 

L'illusione di essere ancora sotto l'effetto dell'incantesimo magico che ha portato i tre punti contro la Bre Banca Lannutti Cuneo è durata un set. Poi è stato un monologo da parte della Cimone Modena e per il Giotto Padova è arrivato il sesto tre a zero stagionale. La sfida di stasera fra Codyeco e Tiscali (non si può dire, ma la speranza è quella di uno sfiancante tie-break, magari con qualche infortunio non grave...) allontanerà di nuovo di qualche punto la quota salvezza, ma in casa bianconera conviene guardare più a se stessi che a quello che fanno gli altri.

Difficile pensare di strappare qualcosa sul campo della squadra che aveva appena interrotto la striscia positiva della Sisley, a meno che i gialloblù non cedessero qualcosa sul piano dell'impegno (sempre possibile quando si affronta l'ultima in classifica) e i nostri al contrario tirassero fuori il meglio delle loro qualità. Non si sono verificate né l'una né l'altra condizione.

Gli uomini allenati da Velasco hanno impressionato per compattezza e forza fisica: aiutati da un'elevata efficienza in battuta e da una ricezione senza sbavature, hanno potuto macinare con tranquillità il loro gioco. Forse in chiave scudetto pagano ancora qualcosa in termini di potenziale (per Sartoretti è sicuramente più facile passare contro Padova e le formazioni di quel livello che contro quelle che ad aprile si scontreranno nelle fasi calde dei play-of), ma il volley italiano ha sicuramente recuperato ad alti livelli - e lo dimostrano anche le gradinate del PalaPanini, tornate a riempirsi dopo qualche anno - la sua piazza più storica. E poi il palleggiatore Ricardo vale da solo il prezzo del biglietto: la prova vivente che la fantasia e l'imprevedibilità carioca possono esser applicate anche ad uno sport solitamente definito ripetitivo e "noioso" come la pallavolo.

In casa Giotto nessun processo: sia detto con estrema sincerità, abbiamo la netta impressione che se anche il primo set fosse finito diversamente, alla distanza una Cimone così avrebbe fatta ugualmente sua l'intera posta. Il Sempre Volley ha pagato la prima giornata davvero negativa in maglia patavina di Veres e una distribuzione di gioco non troppo felice dell'alzatore Esko. Al riguardo ci sentiamo anche di spezzare una lancia a favore dei centrali padovani, sinora spesso accusati - a ragione, sia chiaro - di essere il tallone d'Achille della squadra: con un gioco così spinto e rischioso (Mikko nasconde il pallone sino all'ultimissimo momento) già diventa estremamente difficile anticipare il colpo; se poi, come ieri, a Botti, Piscopo e Tovo nemmeno viene data l'opportunità di attaccare...

Coach Schiavon, coadiuvato dai preziosi consigli di Simone Roscini, le ha provate proprio tutte, rivoluzionando a più riprese l'ossatura della squadra. La panchina di quest'anno ha confermato di essere qualcosa più di un insieme di semplici rincalzi: la diagonale Olli - Hietanen ha tenuto dignitosamente il campo e, se si pensa alla scarsissima esperienza ad alto livello dei due, questo è un segnale più che positivo. Evidentemente oggi non sufficiente - basta guardare i parziali della seconda e della terza frazione di gioco - ma buono in prospettiva. Perché la sonora sconfitta può avere ripercussioni positive: da un lato far dimenticare in fretta l'euforia post-vittoria di lunedì sera (inevitabilmente tramutatasi, seppur in maniera inconscia, in una minor tensione agonistica durante gli allenamenti della settimana seguente) e dall'altro far calare la squadra completamente nel clima di quella che sarà uno dei periodi più importanti della stagione. Pur senza caricarla di significati apocalittici, è chiaro che la trasferta di Cagliari contro una diretta avversaria per la salvezza rappresenta una sfida di importanza quasi vitale.

Di mezzo ci sarà la gara di andata degli ottavi di coppa Cev di martedì sera, che non deve esser vista come un impiccio, ma come il trampolino di lancio per l'assalto in terra sarda. I guerrieri della luce - citazione di Coelho molto amata dal nuovo allenatore (noi continuamo a preferire i "comici spaventati guerrieri" di Stefano Benni) - stanno arrivando.

06 dicembre 2005

POSITIVITA' 

Non si può andare a dormire senza lasciare una traccia virtuale della serata appena conclusa. La gioia è davvero tanta e ci sentiamo un po' più leggeri, anche se, come al solito, a rivederci in tv a esultare in maniera così smodata un po' ci si vergogna. La situazione nel suo complesso non cambia di molto, è vero, ma era importante fornire un segnale di un certo tipo: il Sempre Volley c'è.

E' stato il Giotto che non ti aspetti: tutti a ironizzare sulla partita dall'esito scontato ("un'ora e tutti a casa" era la previsione più gettonata) ed eccoci invece di fronte alla prestazione più bella dell'anno degli uomini con la casacca stellata. Si dirà che non ci voleva molto a superare in qualità il grigio cammino sin qui di Botti & C., ma la gara contro Cuneo del PalaBernhardsson è di quelle che davvero rinconciliano il pubblico patavino con la pallavolo.

Non poteva esserci esordio più felice in panchina per Luigi Schiavon, mentre si conferma il recente rapporto negativo del professor Silvano Prandi con lo scatolone di via San Marco. Non ci si venga a dire che gli inaspettati tre punti - il primo piccolo mattoncino di una difficile scalata: che nessuno si illuda! - sono frutto essenzialmente di una giornata storta dei piemontesi perché questa è stata una vittoria conquistata con pieno merito, costruita pallone su pallone. Ancor più significativa perché arrivata dopo aver perso un primo parziale a lungo condotto: in situazioni simili, data anche la precaria posizione di classifica, può facilmente subentrare la convinzione che non sia sufficiente nemmeno giocar bene. E' stato molto bravo Gigi a gestire il primo cambio di campo, sottolinenado quanto di buono costruito dalla squadra e invitando a perseverare nella stessa direzione, senza farsi sopraffare da un'inerzia negativa.

Per la prima volta il Giotto non ha giocato a sprazzi, ma ha mantenuto un livello medio di qualità decisamente accettabile. Dall'altra parte della rete il solo Anderson ha completamente sbagliato l'approccio alla gara, ma la Bre Banca nel complesso ha disputato, come dimostrano i numeri delle statistiche, una partita discreta, circostanza che conferma lo spessore e l'importanza di questo tre a uno.

In particolare è stata un'assoluta novità vedere funzionare in tutte le sue componenti il trio d'attacco del Giotto: Veres, dopo un avvio non facile, ha giocato ai limiti della perfezione, assumendosi tutta la responsabilità degli attacchi decisivi; Andrae ha fatto vedere il suo talento sopraffino (per questo ogni anno c'è più di qualche squadra disposta a credere in lui, convinta che sia l'anno buono per l'esplosione definitiva), alternando i colpi con una semplicità disarmante; Pampel ha disputato una gara estremamente precisa, facendosi trovare sempre pronto. Aggiungete a tutto ciò una gara maiuscola di Andrea Garghella e ecco che anche quella che personalmente consideriamo, assieme a Piacenza, la più seria alternativa allo strapotere della Sisley Treviso ha faticato e non poco per trovare il bandolo della matassa.

Non sappiamo se in queste settimane sia cambiato qualcosa. Di certo Luigi Schiavon non ha la bacchetta magica e le caratteristiche tecniche di questo gruppo non sono mutate in appena dieci giorni. A nessuno sarà però sfuggita una diversa luce negli occhi dei ragazzi e un atteggiamento decisamente più collettivo (ci è molto piaciuta la capacità di far gruppo e la pronta reazione dopo i due grossolani errori in ricostruzione con quei terzi tocchi che si sono miseramente infranti sul nastro). Vogliamo sperare che questa vittoria sia anche una decisa assunzione di responsabilità da parte di chi ha sinora deluso le aspettative e non un episodio sporadico, magari di fronte alla propria ex-squadra. Siamo convinti che anche in un salotto di Torino questa sera si sia esultato, magari facendosi tante domande (le stesse che ci facciamo noi) e uno spicchio di questi tre punti arriva pure da lì.

Decisamente in pochi credevano alla possibilità di una vittoria di Padova. Circostanza talmente inaspettata da far scattare immediatamente il controllo anti-doping a sorpresa al termine della gara: Andrae e Tovo i sorteggiati per i bianconeri. Di positivo, per questa sera, ci basta il risultato...

01 dicembre 2005

AMICHEVOLE DOUBLE FACE 

Anche "Visto dalla panchina" sbaglia (in realtà succede molto spesso): l'annunciata notizia dell'arrivo di questa benedetta liberatoria per Gigi Schiavon era in realtà un clamoroso abbaglio. A questo punto fatichiamo davvero a capire a che gioco stia giocando l'Acanto Mantova, ma ci convinciamo sempre più che in quanto a stile e correttezza il Giotto Padova non è sicuramente società così poco ricca come sotto altri meno nobili aspetti.

Tuttavia, pur in mancanza dell'ufficialità, l'amichevole di ieri al PalEste - confermiamo il nostro giudizio positivo per uno degli impianti sportivi più belli della provincia padovana - contro la Marmi Lanza Verona ha rappresentato la prima uscita del Sempre Volley sotto la guida tecnica del coach di Trebaseleghe.

I primi due set hanno fornito ben pochi segnali incoraggianti a chi sperava di vedere un cambio di direzione negli uomini bianconeri, perlomeno a livello di atteggiamento: in pochissimi minuti gli scaligeri si sono aggiudicati due parziali, prendendo letteralmente a pallonate gli spaesati uomini della ricezione padovana. In certi tratti pareva di assistere alla classica amichevole estiva fra una squadra professionista e la selezione di postini e camerieri di una sperduta comunità montana...

Tra l'altro non che la Marmi Lanza abbia sfoderato chissà quale prestazione, anzi era tangibile il classico clima da partita giocata in periodo di pausa: giocatori un po' appesantiti e mancanza del furore agonistico tipico delle sfide che contano. Basti pensare che l'emozione più grande è stata l'improvvisa e rumorosissima (ma fortunatamente senza conseguenze) caduta a terra di una porta da pallamano, su cui Ramon Gato (invero sfidando le leggi della fisica con non troppa intelligenza) stava effettuando degli esercizi di allungamento con gli elastici. In perfetta forma invece la nostra dottoressa, che ha un certo punto credeva di vedere doppio, annotando proprio Gato sia in prima che in seconda linea: pronto l'intervento del palettaro, abile a spiegare che uno dei due coloured di Verona altri non era che Hernandez.

Dal due a zero in poi la musica è un po' cambiata. Certo, Bruno Bagnoli - simpatico come sempre - ha messo a riposo Gato e Sua Maestà Bernardi (pare che qualcuno sia riuscito ad avvicinarlo e a baciargli l'anello) e inserito Bartman (giocatore molto interessante, ma con grandissimi limiti in ricezione) e un convalescente Granvorka, ma in campo padovano almeno si sono finalmente riviste la voglia di giocare e la capacità di esprimersi come collettivo e non come somma di individualità. Passi il terzo set, archiviabile come il classico rilassamento della squadra in vantaggio, ma la quarta e la quinta frazione di gioco sono state combattute e hanno espresso un minimo di cifra tecnica apprezzabile (classica frase riempi-righe che fa sempre volume, ma nessuno sa in realtà cosa significhi: un po' come la definizione di centromediano metodista dei colleghi pallonari...). Prova ne è la sfuriata finale, con tanto di immediata riunione tecnica a porte chiuse, dell'allenatore ospite. In casa Giotto Esko ha iniziato a variare maggiormente il gioco e, a corrente alternata, i tedeschi Pampel e Andrae hanno mostrato qualche timido segnale di risveglio. Bene al solito Veres e bene Piscopo, soprattutto quando riesce a liberare completamente l'istinto, senza commettere enormi ingenuità tattiche, e l'innegabile dirompenza fisica.

Nessuno ha interpretato la vittoria finale come la conquista di chissà quale prestigioso traguardo o come un segnale oltremodo ottimistico, ma possiamo annotare qualche piccolo segnale di soddisfazione. In tutti è ben presente la consapevolezza che la strada maestra per provare a raddrizzare la rotta è quella del lavoro (e tanto), magari anche con qualche aggiustamento alla rosa. Il direttore sportivo Stefano Santuz ha ormai consumato le pagine degli elenchi dei giocatori sparsi per l'Italia e per il mondo alla ricerca di qualche rinforzo utile. Sottolineiamo utile, perché cambiare per cambiare non ha assolutamente senso. Sono state condotte anche trattative "clamorose" (almeno per chi considera Padova già spacciata), segno tangibile di una realtà che ancora crede fermamente nel progetto.

Ora si attende la sfida di lunedì sera alla Bre Banca Lannutti Cuneo. Fra amichevoli e campionato sinora il Giotto ha sconfitto - più volte - solo la Marmi Lanza Verona: arriverà l'ora di aggiungere qualche finalmente altro scalpo?

GIOTTO PADOVA - MARMI LANZA VERONA 3-2 (15-25, 10-25, 25-21, 25-19, 15-11)

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